mercoledì 11 febbraio 2009

Four to go.

Ci sono tredici lune in un anno di dodici mesi.
Nel caso ve lo steste chiedendo, sto festeggiando in questo istante la mia settantasettesima luna storta.
Esattamente, 77 lune storte dal 19 febbraio 2003, anniversario della migliore delle mie cattive idee.
Ma io sono questa. Sono le mie cattive idee, più di tutto.
Ho un nome e diecimila soprannomi, e quello che ho scelto per questo particolare blog mi viene da una canzone molto cara al mio cuore, Drops of Jupiter dei Train. Ho sempre pensato che se avessi avuto una figlia, l'avrei chiamata Jupiter, nella speranza che seguisse le orme sulle costellazioni della donna della canzone; un po' come faccio io, in realtà.
Prima di raggiungere Steph, la quale oltre ad essere il mio vecchio braccio destro e sinistro è anche la donna con la quale si è registrato il maggior numero di partenze insensate e folli per questo e quell'altro mondo, ho fatto una lista delle cose da ricordarmi.
Il passaporto, magari, sarebbe un buon inizio.
La patente, anche quella.
Poi tre libri da comprare, più uno che ho già.
La stecca di sigarette. Poi, credo sono a posto.
Una volta che ho documenti, sigarette e libri posso andare ovunque.
Come credo a molti di voi, ci sono stati libri che mi hanno cambiato la vita. Anche canzoni, in realtà, come ad esempio "You only get what you give" dei New Radicals, o la suddetta dei Train, o "The Passenger" di Iggy Pop, o "You can't always get what you want" dei Rolling Stones, o "Bohemian Rhapsody" dei Queen, e potrei andare avanti ancora per ore.
Poi, ci sono state le storie. Le fanfiction che ho scritto per quell'attore, quello là. Infondo, chi di noi non ha avuto uno zahir una volta nella vita.
In questo momento, le cose che so di me, e che dunque voi saprete di me, sono le seguenti: ho diciotto anni, sono molto confusa, soffro d'insonnia, di tabagismo, di trip mentali. Insomma, rientro nella media.
Ho fatto la groupie di Mister X per quello che ora mi sembra troppo tempo, e mentre una volta lui era l'unica ragione che mi spingesse ad andare in America adesso devo dire che è diventato l'unica ragione che mi dissuade.
Probabilmente dovrei darmi pace, ma la pace non so cosa sia. Come dicevo giorni fa, dovrei appendere la coscienza al chiodo ma manco di coscienza e di chiodi, in questo momento.
Quindi, la prendo liscia, un po' come viene.
E, ora come adesso, arriva il coast to coast. Quindi prendiamolo.
Questo blog doveva essere aperto il giorno prima della mia partenza per Roma, da cui poi partiremo in auto per Milano, da cui poi partiremo per New York, da cui poi partiremo per Los Angeles, insomma, i soliti tour degli gnomi miei e di Steph.
Ergo, sulle note del remix di "Super Trouper" degli ABBA, alle cinque e otto di mattina, ignorando ovviamente il fatto che tra qualche ora ho centodieci appuntamenti con centoventi individui diversi, sono qua a scrivere di niente perchè, guarda caso, scrivere di niente è esattamente la cosa che so fare meglio.
Ma ora vi lascio, ci vediamo in America o negli immediati paraggi.